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MessaggioInviato: dom 15 mar 2020, 15:32 
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Canili, gattili e colonie feline, Ministero della Salute chiarisce: “Consentite attività di accudimento degli animali e spostamenti per la loro cura"

"Sono consentite le attività di accudimento e gestione degli animali presenti nei canili, gattili e l'accudimento e la cura delle colonie feline in stato di libertà garantite dalla legge 281/91. […] Gli spostamenti relativi alla cura di animali di affezione rientrano nell'ambito della deroga relativa ai motivi di salute, in quanto sono da estendersi anche alla sanità animale".

E' quanto scrive con estrema chiarezza il Ministero della Salute in una nota diramata nel pomeriggio di oggi (che si allega); un chiarimento sollecitato e fortemente apprezzato da Enpa.


:: LA NOTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE DEL 12 MARZO 2020

E' un copia e incolla dalla home page dell'ENPA.
Se fossi nei tuoi panni mi comporterei così:

Stamperei il decreto e me lo terrei in tasca insieme al numero di telefono dell'ENPA di zona!
Mi recherei in campagna a prelevare i 2 gatti, se fosse una colonia di certo no!

Li porterei in città per evitare continui spostamenti, nel caso mi fermassero all'andata li inviterei a seguirmi per verificare la veridicità della mia dichiarazione!
Al ritorno sarebbe palese la giustificazione,dicendogli che non è una tua abitudine scorazzare felini in automobile.

Alla mal parata ti becchi solo il verbale con ammenda,perche' non sei in quarantena forzata covid 19+

Giorgio

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Oltre alle informazioni già date dagli amici a partire dal Avv Lucio..che ringrazio per la semplicità con cui ha spiegato come funziona la questione dell'ammenda...

Ecco altre info a riguardo
http://amp.ilsole24ore.com/pagina/ADZu0ND


Coronavirus, gli obblighi e i reati: le sanzioni solo dopo un processo
di Simone Lonati e Carlo Melzi d'Eril
15 Marzo 2020

Cosa rischia chi viola le nuove regole introdotte per il contenimento del Coronavirus? Proviamo a spiegarlo non prima di avere ripetuto quel che ormai tutti dovrebbero sapere. Per rallentare il contagio è essenziale evitare assembramenti e incontri, sicché il metodo migliore è restare a casa. A meno di necessità non rinviabili, bisogna persino evitare di uscire. Nessuna scusa, quindi, ha chi decide di non rispettarlo.
Eppure, secondo gli ultimi dati del Viminale, dall’entrata in vigore del decreto, su 157.271 persone controllate ne sono state denunciate 6.942 per violazione delle misure e 276 per false dichiarazioni. Dei 83.454 esercizi commerciali controllati, sono stati segnalati 239 negozi.
Detto questo, cerchiamo di capire quali sono le condotte vietate dalla legge e quali sono le sanzioni.
Oggi, in tutto il territorio nazionale, sono queste le regole:
● evitare spostamenti non motivati da «comprovate esigenze lavorative» «situazioni di necessità» oppure «motivi di salute», attestabili da un’autodichiarazione, da esibire alle forze dell’ordine (o ai militari ad esse oggi equiparati);
● è fortemente consigliato a chi ha sintomi compatibili con il virus o la febbre oltre 37,5 ° C di restare presso il proprio domicilio e di limitare al massimo i contatti sociali;
● vi è divieto assoluto per chi è sottoposto alla misura della quarantena o ha contratto il virus di uscire di casa;
● alcune attività, commerciali o meno, che comunque presuppongono la compresenza di più persone, sono chiuse o regolamentate.
Quali sanzioni seguono alla loro inadempienza? Anzitutto penali.
Una generale: il mancato rispetto di uno qualunque degli obblighi descritti è punito ai sensi dell’art. 650 c.p., con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro.
E poi una specifica: un’autodichiarazione falsa integra il delitto punito dall’art. 483 c.p. con la reclusione fino a due anni.
Naturalmente, al di là delle regole recenti, restano le sanzioni per gli usuali comportamenti illeciti. Ad esempio chi, consapevole di essere contagioso, contagia volontariamente altre persone potrà rispondere di lesioni o anche di omicidio a seconda delle conseguenze provocate. Chi, invece, viola le regole di prudenza raccomandate, senza avere l’intenzione di diffondere il contagio, potrebbe essere accusato di lesioni o omicidio colposi.
In entrambi questi casi, però, sarà necessario provare il nesso causale, ovvero che un determinato comportamento ha diffuso il virus. Chi “ci prova” ma non riesce potrebbe essere accusato di uno di questi delitti nella forma del tentativo.
Ci sembra poi improbabile che ad una singola persona sia contestato uno dei delitti colposi contro la pubblica incolumità. Anche in via del tutto astratta, infatti, pare difficile sostenere che un soggetto isolato, per quanto imprudente, sia da sé solo in grado di mettere in pericolo una platea indeterminata di persone. Allo stesso modo, riteniamo di escludere che possa essere contestato il reato di epidemia (art. 438 e 452 c.p.) che punisce chiunque la cagiona mediante la diffusione di germi patogeni. La giurisprudenza, infatti, ha sempre negato la configurabilità di questi reati nella condotta di chi “semplicemente”, sapendosi affetto da male contagioso, continui a circolare magari anche diffondendo la malattia.
Queste sanzioni, vale forse la pena dirlo, non possono essere decise, né determinate, né applicate direttamente dalle forze dell’ordine che controllano le strade in questi giorni. In altri termini, quando ad esempio la polizia dovesse contestare una violazione, ciò non comporterà un verbale che contiene già la sanzione, con magari la consegna di un “bollettino” per pagarla, come nel caso di un divieto di sosta.
I pubblici ufficiali che hanno notizia di un qualunque reato, infatti, la trasmettono alla Procura della Repubblica che iscrive un procedimento a carico del presunto responsabile; la sanzione sarà poi determinata da un giudice al termine di un processo, insieme alla eventuale condanna. Per le condotte punite con il reato di cui all’art. 650 c.p., è probabile un robusto ricorso al decreto penale di condanna: una sanzione pecuniaria irrogata dal giudice per le indagini preliminari su proposta del pubblico ministero che, se non opposta, diventa esecutiva. Trattandosi l’art. 650 c.p. di una contravvenzione punita con pena alternativa (detentiva o pecuniaria), l’imputato potrà opporsi al decreto penale chiedendo l’oblazione che, qualora concessa, consentirà di estinguere il reato con il pagamento di una somma uguale alla metà del massimo della pena, ovvero 103 euro.
La violazione delle disposizioni relative alle attività, commerciali e no, può implicare la sanzione amministrativa della chiusura dell’attività stessa per un periodo da 5 a 30 giorni. Questa sanzione potrà essere applicata dal Prefetto in base ad una procedura amministrativa accelerata prevista nei casi di urgenza, che può essere emessa anche senza contraddittorio. Il provvedimento potrà poi essere impugnato avanti al Tribunale ordinario.

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MessaggioInviato: lun 16 mar 2020, 11:54 
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Ragazzi magari voi sapete rispondermi xché nessuno sa' bene com'e'...........
Vi spiego.........
Io lavoro in un' officina meccanica, finisce la giornata e torno a casa ( dista circa 3 km) ...... però siccome le nostre macchine vanno anche di notte....... io torno di solito dopo cena ( concordato con il datore di lavoro ) ma non ad un' orario preciso dipende dai lavori........a dare un' occhiata se va tutto bene.......
Ora se dovessero fermarmi .......e ho la carta dell' azienda che dice quanto sto facendo.........
MI potrebbe succedere qualcosa.........
Attendo risposte........ grazie a tutti

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Ciao,

il decreto è molto chiaro:
Cita:
Si deve evitare di uscire di casa. Si può uscire per andare al lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni necessari. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autodichiarazione che potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali.


e ancora:

Cita:
è sempre possibile uscire per andare al lavoro, anche se è consigliato lavorare a distanza, ove possibile, o prendere ferie o congedi. “Comprovate” significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al lavoro, anche tramite l’autodichiarazione vincolante di cui alla FAQ n. 1 o con ogni altro mezzo di prova , la cui non veridicità costituisce reato. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa. Sarà cura poi delle Autorità verificare la veridicità della dichiarazione resa con l’adozione delle conseguenti sanzioni in caso di false dichiarazioni.


l'azienda dove lavoro ad esempio, ha rilasciato un documento ad un ognuno di noi, nel quale è dichiarato che siamo dipendenti della suddetta. Chi di noi si è dovuto recare in ufficio, ha portato quel documento più l'autocertificazione in cui è stato scritto il motivo dello spostamento. Un collega è stato fermato è fatto passare in 5 minuti, una volta che i militari hanno acquisito la dichiarazione.

Quindi se hai delle esigenze lavorative comprovate (e le tue lo sono), non avrai problemi di alcun genere.

Ciao.
G.

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MessaggioInviato: lun 16 mar 2020, 12:20 
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:yes: :yes: Grazie Giorgio......

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MessaggioInviato: mar 17 mar 2020, 1:18 
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Località: Trapani
giorgio g ha scritto:
Canili, gattili e colonie feline, Ministero della Salute chiarisce: “Consentite attività di accudimento degli animali e spostamenti per la loro cura"

"Sono consentite le attività di accudimento e gestione degli animali presenti nei canili, gattili e l'accudimento e la cura delle colonie feline in stato di libertà garantite dalla legge 281/91. […] Gli spostamenti relativi alla cura di animali di affezione rientrano nell'ambito della deroga relativa ai motivi di salute, in quanto sono da estendersi anche alla sanità animale".

E' quanto scrive con estrema chiarezza il Ministero della Salute in una nota diramata nel pomeriggio di oggi (che si allega); un chiarimento sollecitato e fortemente apprezzato da Enpa.


:: LA NOTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE DEL 12 MARZO 2020

E' un copia e incolla dalla home page dell'ENPA.
Se fossi nei tuoi panni mi comporterei così:

Stamperei il decreto e me lo terrei in tasca insieme al numero di telefono dell'ENPA di zona!
Mi recherei in campagna a prelevare i 2 gatti, se fosse una colonia di certo no!

Li porterei in città per evitare continui spostamenti, nel caso mi fermassero all'andata li inviterei a seguirmi per verificare la veridicità della mia dichiarazione!
Al ritorno sarebbe palese la giustificazione,dicendogli che non è una tua abitudine scorazzare felini in automobile.

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Giorgio


Grazie. Ora sono più tranquillo. Ho scaricato e stampato la circolare del ministero della salute per portarla dietro appresso l’autocertificazione.
:grazie: :grazie: :grazie: :grazie: :grazie: :grazie: :grazie:


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MessaggioInviato: lun 6 apr 2020, 12:07 
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Vincenzo164 ha scritto:
Ciao Lucio, una domanda mi attanaglia, ovvero nel villino in campagna ho da circa 8 anni due gatti domestici dentro casa. Normalmente andavamo con mia moglie la sera, cenavamo in campagna e nel contempo governavamo gli animali domestici ( cibo gioco e pulizia delle lettiere).
Oggi è giustificabile uno spostamento giornaliero dalla casa di città a quella di campagna per accudire degli animali domestici???? Ho chiesto in giro, ma una risposta seria e sensata non è arrivata.
Io credo che l’abbandono di animale sia un reato, ma mi devo per forza trasferire in campagna????


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